Franco Bruna

Il “tratto magico” di un artista a tutto campo

Franco Bruna è stato uno dei più interessanti caricaturisti italiani del Novecento. Pittore, illustratore, incisore e scultore, dedito ad ogni forma di sperimentazione artistica ha saputo, con la caricatura, trovare una forma di comunicazione che nel corso degli anni ha preso forma sempre più personalizzata. La sua arte è stata in costante mutamento, con perfezionamenti e migliorie che l’esperienza gli ha donato.
Il suo tratto gentile non cercava, come accade spesso nella vignetta di satira politica, di cogliere motivi di deformazione tali che volessero mettere alla berlina il soggetto ritratto.
Lui voleva prendere ciò che donava la somiglianza per mostrarlo al meglio.

 

La gentilezza ha contraddistinto la vita di Bruna, sia sotto il profilo personale e umano che nell’ambito lavorativo. La delicatezza delle tavole realizzate per illustrare “Pinocchio” e “Alice nel paese delle meraviglie” ne sono una prova, così come i deliziosi ritratti di personaggi famosi con i loro gatti, oggetti di più mostre pittoriche, che gli hanno donato grande ammirazione da parte del pubblico, grazie anche a questa caratteristica.
L’armonia compositiva che caratterizza tutte le sue opere trova ottimo riscontro anche nelle caricature, che sono affrontate, da parte dell’artista, con la stessa volontà di realizzare un’opera esteticamente gradevole con contenuti miti e non aggressivi.
Il grande salto artistico avviene con le collaborazioni prima a L’Espresso e poi a Panorama dove, dopo anni di caricature in bianco e nero per i più importanti quotidiani italiani, ha modo di potersi esprimere con il colore, con sfumati toni acquerellati, che sostituiscono il tratteggio dei suoi primi lavori. Franco, che ben conosceva e amava il colore, avendo anche realizzato bellissime copertine di Zio Paperone in perfetto stile di Karl Barks, trova la forma per potersi esprime in modo pieno.
 Scorrono quindi personaggi della politica e della televisione, colti non nel difetto, ma nel loro momento migliore, quasi come la caricatura diventasse l’occasione di mostrare il meglio anziché cogliere solo la deformità.

 

Per anni, la caricatura e il grottesco, sono stati considerati in tono minore dalla storia dell’arte, proprio per il fatto che mostravano il “brutto”, a differenza dell’intento artistico del pittore che voleva cogliere il “bello”. I suoi lavori diventano quindi momenti quasi di pittura antica, quella pittura che veniva commissionata dalle famiglie benestanti che si facevano ritrarre per lasciare un segno di potenza e di memoria, che avrebbe affrontato il tempo. Allo stesso modo le sue caricature fissano nel tempo il personaggio e lo rendono oggi, a distanza di anni, così com’era in quel momento. Una bellissima galleria di memorie legate alla storia contemporanea, sia del mondo del cinena sia di quello della televisione, ma anche della politica e della letteratura. Le sue caricature potrebbero, da sole, costituire una pinacoteca, affresco del Ventesimo secolo, particolarmente italiano, per non perdere traccia o memoria di personaggi che sono stati, ciascuno con le proprie peculiarità, significativi e importanti.
Il garbo e la torinesità che conservano le sue opere sono segno di distinzione importante.

 

Non vi è severo distacco ma voglia di conoscenza nell’intento illustrativo. Per questo i suoi disegni saranno, anche in un domani, testimonianza di un tempo e di un’epoca, con la volontà di aver saputo portare “il bello e l’estetizzante” all’interno del campo della caricatura, che assurge, anche con le sue opere, a modello di storia dell’arte contemporanea. E di questo lo ringraziamo, con profondo affetto e sincera ammirazione

Dino Aloi